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Libri Zu - Volume I°

All'inizio del mio cammino sulla via della Riflessologia del Piede il mio entusiasmo
era tale che toccavo i piedi di tutte le persone che frequentavo fino a togliergli
le scarpe personalmente se si dimostravano restii a farlo...
 
RIFLESSOLOGIA
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Indice:
Reflessologia Zu
Il Dao (prima parte)
Il Dao (seconda parte)
Movimento Legno
Movimento Fuoco
Movimento Terra
Movimento Metallo
Movimento Acqua
Il piede
Il Piede tra Microcosmo e Macrocosmo
Come agiscono i punti riflessi...
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili) - ACQUA
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili) - LEGNO
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili) - FUOCO
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili) - TERRA
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili) - METALLO
Breve storia della Reflessologia
IL DAO (prima parte)

(La Via)

Gli uomini dell’alta antichità erano osservanti della "Via" (Dao).

Si regolavano sullo yin/yang e raggiungevano l’armonia
con le pratiche e i numeri.

Bevevano e mangiavano con misura,
lavoravano e si riposavano con regolarità,
non si estenuavano in attività sconsiderate,
potendo così mantenere l’unione del corpo e degli spiriti,
arrivavano alla fine dell’età naturale e centenari se ne andavano.

Per gli uomini di oggi, niente di tutto ciò!

Dell’alcool fanno la loro minestra,
della cattiva condotta la loro norma:
entrano completamente ubriachi nella camera da letto,
lasciano che le passioni prosciughino le loro essenze
e la dissolutezza dilapidi la loro autenticità,
incapaci di mantenere la loro pienezza
conducono i loro spiriti a sproposito,
con l’affaccendamento eccitano il loro cuore,
andando contro la gioia di vivere,
senza moderazione, si attivano o si riposano,
così a metà strada dei cento anni declinano.

Ciò che insegnavano i santi dell’alta antichità ai loro sudditi
si riconduceva a questo:
evitare il vuoto che richiama i perversi e i venti ladri,
tenendo conto della stagione.

Nella quiete tranquilla, nel vuoto e nella vacanza,
i soffi autentici procedono felicemente,
essendo lo spirito vitale custodito all’interno,
le malattie come sopraggiungerebbero?

Da lì, un volere contenuto, che diminuisce i desideri,
un cuore calmo, che libera dal timore,
un lavoro fisico che non esaurisce;
poiché i soffi seguivano il corso naturale
ognuno poteva seguire il proprio desiderio
in una contentezza generale.

Allora si trovava buono ciò che si mangiava,
si era soddisfatti del proprio vestito,
ci si accontentava di quanto si aveva,
non c’era gelosia né in alto né in basso.

Un tale popolo era veramente semplice.

Non erano soggetti a bramosie e desideri che affaticano l’occhio,
neppure a dissolutezze e perversità che sconvolgono il cuore;
gli ignoranti come i sapienti,
la gente di talento come la gente da poco
non aveva nulla da temere da nulla,
facevano un tutt’uno con la Via.

Ecco come raggiungevano cento anni
senza che la loro attività declinasse,
grazie ad una virtù intatta, al riparo da ogni pericolo.


Questa è la risposta che troviamo nel primo capitolo del Huangdi Neijing Suwen (Le domande semplici dell’Imperatore Giallo) che il maestro celeste Qi Bo da all’Imperatore Giallo Huangdi che l’interroga sul perché del declino degli uomini del loro tempo.

Parole che suonano con un’incredibile attualità considerando che questi concetti risalgono a 2.000 anni prima della venuta di Cristo e che sono state scritte con sicurezza solo durante l’epoca dei Regni Combattenti (453-222 a. C.) e a seguire sotto la dinastia degli Han anteriori (206 a.C.-8 d.C.) per essere completato nella dinastia degli Han posteriori (25-222 d.C.).

Le leggi del Dao sono leggi universali. Il concetto Dao significa "la Via", la retta via per antonomasia. Se usato come verbo acquista il significato di incamminarsi, discutere. Lao Zi lo definisce anche Yu che vuol dire "essere", mentre Wu è "il non-essere" o anche Wu-Ming, "senza nome". È il principio del mondo. Ogni cosa ebbe origine dall’essere e l’essere ebbe origine dal non-essere.

Il Dao non ha delle caratteristiche ben definite, non è il nulla, poiché ciò che produce tutte le cose è una forza che deriva da un’energia. È ciò che sta alla base della vita, ciò che esiste da sempre, in ogni caso, prima di tutte le cose, non ha né inizio né fine. Il Dao produsse l’uno, ossia diede origine a se stesso, si manifestò a se stesso; l’uno produsse il due, ossia la forza generatrice, i principi yin/yang; il due produsse il tre, l’unione armonica dei due principi; il tre produsse tutte le cose e gli esseri.

Quando già duemilacinquecento anni fa scrivevano: "Si viaggia senza limiti!" Rapportato a oggi, può apparire ridicola data la velocità di spostamento raggiunta con i moderni mezzi di locomozione internazionali e intercontinentali, senza prendere in considerazione i viaggi al di fuori del nostro pianeta. Questo sentire era relativo al fatto che la terra e gli animali della fattoria non potevano essere abbandonati nemmeno per un giorno, quindi viaggiare senza limiti corrispondeva all’allontanarsi da tutto ciò che forniva il sostentamento.

Ancora oggi l’analfabetismo in Cina è un problema, ma poiché lì il taoismo si "respira" nell’aria come i brasiliani "respirano" il samba o gli italiani gli spaghetti, è qualcosa di profondamente radicato nella loro cultura. Il cinese è intimamente legato alla terra, profondamente contadino e ha sempre vissuto un rapporto con la terra in una maniera totalizzante.

Il contadino cinese, come il contadino occidentale o di qualsiasi altra parte del mondo, pur non conoscendo le leggi scritte del Dao, per antonomasia è taoista. Questa parola, che pervaderà inevitabilmente tutto il libro, deve essere spiegata, intellettualizzata almeno un poco, affinché noi occidentali possiamo viverla in una maniera più aderente alla nostra cultura e possiamo imparare a vivere il nostro Dao quotidiano, qualunque sia la nostra attività professionale, sia che viviamo in campagna, in una piccola città, in una metropoli, su un’isola o su una montagna.

Frequentemente mi è chiesto durante conferenze o incontri di vario di tipo: "Come si pronunciano o si scrivono correttamente le parole Dao, Qi, Lao Zi, Yi Jing, Taiji Quan ecc.? Incontriamo libri che parlano dello stesso argomento con trascrizioni diverse."

I cinesi hanno sempre scritto attraverso gli ideogrammi.

Il cinese non è una lingua che può essere tradotta come le lingue occidentali dove è possibile fare anche la traduzione simultanea. Il cinese è una lingua che deve essere interpretata, quindi la traduzione non può essere fatta parola per parola: durante la traduzione bisogna aspettare la conclusione della frase per poterne tradurre il concetto. I traduttori occidentali che hanno tradotto dal cinese all’inglese o dal cinese al francese hanno sempre tradotto i testi seguendo la trascrizione fonetica relativa alla propria lingua.

Quando sentiamo un cinese pronunciare per esempio il concetto-suono-parola qi in pinyin la pronuncia in italiano la trascriveremo come ci, perché per noi è la maniera di scriverla che più si vicina alla sua pronuncia, un inglese la trascriverà chi, un francese ki.

Gli anglosassoni hanno creato un loro vocabolario cinese-inglese, il più famoso e utilizzato è quello degli autori Gilles-Wade, i trascrittori di lingua francofona hanno generato la trascrizione E.F.E.O.

Negli ultimi decenni per esigenze di ordine commerciale e politico la Cina aprendosi al mondo occidentale ha dovuto adottare un sistema di comunicazione scritta che non fossero gli ideogrammi, per cui è nata la traslitterazione dei caratteri cinesi del sistema pinyin che si va affermando a livello mondiale ed è il linguaggio che incontrerete in questo testo e che utilizziamo nella nostra Scuola.

Tao è la trascrizione di "Via" più comune e affermata derivante quindi dal vocabolario Gilles-Wade, Do è l’equivalente di Dao in Giapponese (do-in, shiatzu-do, ai-ki-do, ken-do), Dao anche in vietnamita (viet-wo-dao). Quindi Dao, Tao e Do e sono la stessa parola trascritte in lingue diverse.

Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao.
Il nome con cui si può chiamare non è l’eterno nome.
Senza un nome è il principio del Cielo/Terra.
Con un nome è la Madre di tutte le cose.
Senza il desiderio si percepisce l’indefinibile,
con il desiderio si percepisce il limite.
I due punti, gli stessi in origine,
hanno solo nomi diversi.
L’identità si chiama mistero,
mistero del mistero,
ecco la porta dell’indefinibile.


Dal Cap. 1 del Dao De Jing
Lao Zi


Il Dao quindi non è una religione. Non è una filosofia nel significato occidentale della parola; il Dao è il naturale. Non voglio esasperatamente intellettualizzare questo principio perché non è lo scopo di questo libro, per cui mi limiterò a enunciarne i principi generali che lo regolano. Ogni volta che mi si chiede di parlarne sento l’esigenza di tacere. Immaginate quindi la difficoltà che incontro a scriverne.

Il Dao non è immorale come qualche disinformato lo ha definito, bensì amorale. I suoi principi generali possono, anzi dovrebbero, essere applicati in qualunque momento della nostra esistenza, qualunque sia la nostra religione, la nostra etica, professione o attività. Il Dao si "manifesta" attraverso i principi dello yin/yang.

Per facilitare il discorso a volte nominerò yin oppure yang singolarmente, come se fossero due cose separate e indipendenti, ma è importante comprendere, interiorizzare il principio che yin/yang sono due entità inscindibili, sono i due pedali della bicicletta, uno sale e l’altro scende contemporaneamente in un costante alternarsi, per cui quando ne parlerò in riferimento a qualcosa, a un evento, a una situazione, questa dovrà essere interpretata relativamente al suo complementare.

Possiamo tracciare un elenco di parole su due colonne, l’una yin e l’altra yang e sotto l’una metteremo tutto ciò che corrisponde allo yin e sotto l’altra tutto ciò che corrisponde allo yang. Per la giusta interpretazione è da considerare l’assoluta complementarietà tra l’uno e l’altro: non esiste superiorità dell’uno nei confronti dell’altro. In qualunque momento ciò che ora vi appare yin può diventare yang e, allo stesso tempo, ogni situazione è contemporaneamente sia yin che yang.
 
YIN
YANG
Terra Cielo
Donna Uomo
Acqua Fuoco
Luna Sole
Non luce Luce
Nero Bianco
Freddo Caldo
Inverno Estate
Basso Alto
Pesante Leggero
Lento Veloce
Contrazione Espansione
Duro Molle
Pieno Vuoto
Centro Periferia
...... ........

Alla domanda: "Un bambino di dieci anni è grande o piccolo?" Se avete già risposto avete sbagliato. Non c’è una risposta logica al quesito posto in questi termini; ci sarà invece nel momento in cui voi preciserete: "Relativamente a cosa?" Ecco quindi che questo bambino di dieci anni sarà piccolo rispetto a un giovane di venti, ma grande rispetto a un bambino di due. Quindi lo stesso bambino di dieci anni è sia grande che piccolo senza nessuna contraddizione nello stesso momento.

Il taiji tu è considerato comunemente il simbolo del Dao. Taiji tu significa: "L’immagine del grande capovolgimento." È rappresentato con un’immagine circolare suddivisa in parti uguali tra il bianco e il nero. Osserviamo che il bianco e il nero non sono divisi come una torta tagliata a metà, metà bianca e metà nera, ma il nero entra nel bianco e il bianco entra nel nero: per esaltare la complementarietà yin/yang, nel nero c’è una parte di bianco e nel bianco c’è una parte di nero.

Per scopi didattici e interpretativi prenderemo in considerazione sempre l’immagine exoterica del taiji tu, relativa al movimento apparente del sole, raffigurata con la parte bianca più ampia in alto a sinistra e la parte nera più ampia in basso a destra.

Capovolgendo l’immagine, considerandone il suo negativo e il negativo capovolto avremo in totale quattro immagini differenti.

La linea rossa 60° circa, ha la stessa inclinazione dell’asse terrestre e dell’asse elettrico del cuore.

Il bianco ci riporta alla luce, il nero al buio. La luce emotivamente l’associamo al sole, il suo complementare diventa la luna, il sole è caldo, la luna è fredda. Il caldo è yang, il freddo è yin.

L’aria calda yang va verso l’alto, l’aria fredda yin va verso il basso; in un ambiente chiuso, quindi, gli strati più alti saranno più caldi di quelli bassi che saranno più freddi. Alto yang, basso yin. Ciò che va verso l’alto è più leggero, yang, contrariamente a ciò che è pesante e tende verso il basso, yin. Leggero è veloce, pesante è lento, uno yang l’altro yin. Il leggero, veloce, con un moto verso l’alto, yang, è tale perché la densità molecolare è ridotta rispetto a ciò che è yin, cioè più pesante, più lento, che quindi scivola verso il basso. Diventa quindi yin ciò che è duro, yang ciò che è molle. In natura la frutta più molle, espansa, yang, si contrappone a quella dura, contratta, yin e questi prodotti sono relativi rispettivamente all’estate e all’inverno. L’estate, stagione calda, luminosa, che ci porta a svestirci, ci offre frutta dolce e acquosa: meloni, cocomeri. L’inverno, stagione fredda, buia, ci obbliga a coprirci e produce frutti proteici, grassi, contratti: noci, nocciole, mandorle.

Per una sintesi snella e veloce che potrebbe essere invece infinitamente lunga possiamo dire che è yang l’uomo, il fuoco, l’alto, il periferico, il vuoto, il veloce. È yin, complementariamente, la donna, l’acqua, il basso, il centro, il pieno, il lento, etc.

È yang il cielo e yin la terra.

Ritornando al contadino cinese, questi cominciò a notare che il tutto era strettamente regolato da queste due forme di energia fondamentali, ma non in una maniera rigida e manichea.

Non esiste il momento che divide il giorno dalla notte, come non esiste quello che divide la notte dall’alba.

La natura ci insegna la morbidezza, la mancanza di assoluto, tutto è una continua sfumatura, il passaggio è graduale, sempre. Non esiste un uomo che sia uomo al 100%, né esiste una donna che sia donna al 100 %.

La natura ci ha creati in una maniera che anche a livello cromosomico ogni sesso ha in sé gli ormoni dell’altro sesso, situazione ben evidente in concomitanza della menopausa e dell’andropausa, in cui nella donna, disattivandosi gli ormoni femminili, può aumentare la peluria e la voce può diventare più grossa, manifestazioni sessuali secondarie maschili. Nell’uomo, all’inverso, soprattutto se ha la tendenza all’obesità, si possono evidenziare i seni mammellari.

Nel suo vivere quotidiano il cinese divide l’anno nelle quattro stagioni, due delle quali, l’una meno calda dell’altra, con un movimento di crescente attività fisica all’aperto, che vanno dalla primavera all’estate; le altre due, con un movimento gradualmente decrescente verso un freddo sempre più intenso, che vanno dall’autunno all’inverno, con una riduzione dell’attività fisica. Vengono evidenziate le manifestazioni yang della primavera e dell’estate, che chiameremo rispettivamente piccolo yang e grande yang e quelle dell’autunno e dell’inverno, piccolo yin e grande yin.


 

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Il Dao (seconda parte)

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